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  • 2nd May 2016 - 15:30 GMT
Storia dell'integrazione europea

Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene

Il comunista italiano Altiero Spinelli figura tra i maggiori attori politici del processo di integrazione europeo del dopoguerra. Nel corso di decenni di lotta per un’Europa federale, il ricorso al Parlamento europeo che egli ha immaginato come pilastro centrale del potere legislativo, trova le sue origini nei tempi più selvaggi della Seconda guerra modndiale. È quindi nell’Italia fascista di Benito Mussolini che Spinelli, condannato a una lunga carcerazione, ha redatto sull’isola-prigione di Ventotene e in compagnia di altri militanti antifascisti – Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann ed Eugenio Colorni – un manifesto segreto per l’avvento di un’Europa federale.

Spinelli vi riassume in un primo capitolo le realizzazioni passate della civiltà occidentale, soprattutto la creazione degli Stati-Nazione, osservando che lo scivolamento delle diverse nazioni nelle strutture totalitarie attesta della fragilità di queste entità politiche.

 

“La nazione è (…) diventata un’entità divina, un organismo che non deve pensare che alla propria esistenza e al proprio sviluppo, senza preoccuparsi minimamente dei grandi danni che in questo modo potrebbe procurare agli altri.” [1]

 

La nozione di sovranità degli Stati è dunque per Spinelli una spada a doppio taglio: certo, l’indipendenza permette di prendere coscienza di un’identità stabilendo il proprio spazio geografico, culturale e linguistico, ma d’altro canto essa genera nel cuore dello Stato delle pretese al potere che si ribaltano in seguito contro il proprio popolo, usando la forza militare se necessario. Ma un altro fattore essenziale ha portato, secondo Spinelli, alla limitazione delle libertà individuali provocata da una ripartizione ineguale del potere tra il capitale e il lavoro. In Europa, si è sviluppato un sistema economico che protegge meglio i ricchi che i poveri, ciò che pone i ricchi in una posizione di forza e rende fragile la condizione operaia.


“Un regime economico nel quale, grazie al diritto di successione, la potenza del denaro è perpetuata all’interno di una stessa classe, si trasforma quindi in un provolegio senza alcune corrispondenza con il valore sociale dei servizi effettivamente resi, e nel quale il margine di possibilità del proletariato è così ridotto che, per vivere, i lavoratori sono spesso costretti di lasciarsi sfruttare da chiunque loro offra una possibilità di impego quale che essa sia.”

Finalmente, agli occhi di Spinelli, la fierezza nazionale rompe questo meccanismo e porta a delle rivendicazioni di dominazione sul mondo esteriore. Ciò porta allo Stato totalitario, sistema statale che non può sopravvivere che al prezzo della distruzione dei suoi nemici sia interni che esterni. Contro ogni previsione, Spinelli vede tuttavia decrescere nel 1941 il potere degli Stati totalitari. Nel corso della sua prigionia sull’isola di Ventotene, immagina quelle che saranno le sfide di una vittoria sulla Germania. In una situazione rivoluzionaria e di sconquasso generale, il pericolo verrà meno dalle forze progressiste che dalle forze reazionarie, avendo quest’ultime più da perdere.

E tanto quanto «volgarmente comunista» sarebbe potuto Apparire Spinelli, egli compie un passo decisivo che lo allontana dal comunismo. Per lui, nel caos generale, le vecchie forze politiche saranno pronte a ricomporsi e a lottare per il potere, ad esempio per mezzo di una «dittatura del proletariato» ma Spinelli condanna questo interesse legato a una irresistibile sete di potere sempre basata sull’esclusione e che favorisce i giochi dei reazionari.

“Il sentimento patriottico. In questo modo, essi possono persino sperare di confondere più facilmente le idee ai loro avversari, dato che la sola esperienza politica che le masse hanno potuto acquisire fino ad ora è quella che si sviluppa all’interno della nazione; gli sarà quindi molto facile portare le masse, come d’altronde i loro capi più miopi, sul terreno della ricostruzione degli Stati abbattuti dall’uragano.”

Per Spinelli, non c’è che una sola soluzione duratura per uscire da una situazione di guerra: l’unità europea.


«Il primo compito in avvenire, senza il quale tutto il progresso sarebbe illusorio, è l’abolizione definitiva delle frontiere che dividono l’Europa in Stati sovrani.”

Spinelli e i suoi colleghi Rossi, Hirschmann e Colorni valutano la guerra come una crisi europea e internazionale. Per essi, tutto quanto è interconnesso in Europa, ciò che rende obsoleto il «principio di non-intervento».

«Il principio di non-intervento che voleva che ciascun popolo disponesse della libertà di dotarsi del governo dispotico di sua scelta si è rivelato assurdo, come se la costituzione interna di ciascun Stato particolare non costituisse un interesse vitale per tutti gli altri paesi europei.»

In questo modo,per gli autori del manifesto, la dibisione in forze comuniste, socialiste, democratiche o liberali diventa obsoleta. Il confine tra il bene e il male si situa prima di tutto su uno spartiacque che corre tra il federalismo e l’internazionalismo da una parte e il nazionalismo dall’altra, ciò che implica un’altra idea essenziale: l’abolizione delle armate nazionali e la formazione di una forza militare europea. Fino ad oggi, questa idea così controversa non è ancora stata messa in atto. Al posto di una difersa comune, l’UE attuale è integrata nella NATO, ciò che comporta una indiscutibile dipendenza di quest’ultima dagli altri paesi della NATO e dagli Stati Uniti. Il collettivo di autori antifascisti riunito attorno a Altiero Spinelli auspica quindi una nuova Europa e questa Europa è ai loro occhi un’Europa socialista.

«Un’Europa libera e unita è la condizione necessaria per un’esaltazione della civilizzazione moderna, mentre l’era totalitaria ne rappresenta un deciso arresto. (…) La rivoluzione europea dovrà essere socialista, vale a dire che essa dovrà contribuire all’emancipazione delle classi operaie e alla realizzazione, a loro vantaggio, di condizioni di vita più umane.»

Alfine di chiarire la questione di sapere perché il socilaismo è necessario, gli autori si riferiscono alle contraddizioni tra il settore privato e lo Stato o l’economia nazionale. Considerano che solo lo Stato è in grado di garantire una ripartizione ottimale dei beni e dei capitali. Solo il governo democraticamente eletto impedisce lo sfruttamento dei consumatori da parte di monopoli, come quelli del settore dell’elettricità. Se le più grandi imprese e quelle più importanti per l’economia sono in mano allo Stato, quest’ultimo non può essere vittima delle manovre di queste società. [2] Solo lo Stato può vegliare affinché coloro che hanno accesso a una formazione universitaria non siano i più ricchi, ma i più dotati. Questi tre esempi mettono bene in luce il pericolo di burocratizzazione inerente al socialismo: affinché uno Stato possa intervenire in tutti i principali settori dell’economia, esso ha bisogno di un apparato amministrativo potente che può facilmente trasformarsi in un monopolio all’interno del quel lo Stato non ha più come motivazione null’altro che la sua sola preservazione. Oltre alle critiche (prudenti) della struttura socialista presenti nel Manifesto di Ventotene, gli autori si concentrano sui mezzi per unificare l’Europa. Gli sforzi continui di Spinelli per l’unificazione dell’Europa hanno certamente molto contribuito alla notorietà del manifesto. Questo impegno è durato più di quarant’anni e ha raggiunto il suo punto culminante con il progetto Spinelli : «Progetto di trattato isituente l’Unione europea». [3]

Constatando le numerose crisi istituzionali («Eurosclerosi») dell’integrazione europea negli anni 1970 e all’inizio degli anni 1980, Spinelli richiama alla creazione «di istituzioni democratiche ed efficaci» per l’Europa. Pensa innanzitutto all’espansione delle competenze del Parlamento europeo e inscrive così il suo progetto in un dibattito anora oggi al centro delle discussioni sull’approfondimento dell’integrazione europea.

Spinelli stesso non è vissuto abbastanza per veder realizzati la sua visione di un’Unione europea vistoc he è deceduto nel 1985. Se fosse ancora in vita sarebbe senza alcun dubbio una voce importante e a volte critica in seno al dibattito concernente la crisi istituzionale attuale dell’UE. È probabilmetne per questa ragione che un gruppo politico europeo creato nel 2010 porta oggi il suo nome.[4]

 

[1] Tutte le citazioni derivano dalla traduzione del manifesto disponibile qui: http://www.cvce.eu/obj/le_manifeste_de_ventotene_1941-fr-316aa96c-e7ff-4b9e-b43a-958e96afbecc.html

[2] Il dibattito del «too big to fail» mostra che lo Stato può anche oggi essere preso in ostaggio dalle grandi aziende.

[3] CVCE, Progetto per un trattato istituente l’Unione europea, adottato il 14 febbraio 1984. http://www.cvce.eu/obj/projet_de_traite_instituant_l_union_europeenne_14_fevrier_1984-fr-0c1f92e8-db44-4408-b569-c464cc1e73c9.html

[4] Pagina ufficiale del Gruppo Spinelli: http://www.spinelligroup.eu, Consultata il 18.04.2016.

 

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