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  • 19th December 2019 - 14:58 GMT

Editoriale 19.12.2019

Care lettrici, cari lettori,

Il 2019 volge al termine: quali conclusioni si possono trarre dagli ultimi dodici mesi in termini di politica europea?

Nel dicembre 2018 il Consiglio federale – indeciso se sostenere o meno l’accordo istituzionale negoziato con l’Unione europea (UE) – ha deciso di avviare una fase di consultazione per “sondare il terreno” in Svizzera. Dopo sei mesi di silenzio da parte sua e la raccolta di un gran numero di reazioni, a giugno ha riconosciuto le qualità del testo in questione, pur volendo chiarire tre punti. Tuttavia, il dialogo con le parti sociali fatica a ripartire. Di conseguenza, non sono state avanzate proposte concrete per sbloccare la situazione di stallo con Bruxelles. La campagna elettorale federale è servita solo a rafforzare la paralisi – il tema delle relazioni tra la Svizzera e l’UE è assente dai dibattiti, nonostante la sua importanza fondamentale. Da allora si è insediato un nuovo parlamento: più verde, più giovane, più progressista e più femminile. Tuttavia, è difficile sapere se ciò avrà un’influenza positiva sul dossier europeo. A livello governativo, status quo: è quindi improbabile che il Consiglio federale si assuma pienamente le proprie responsabilità e dia nuovamente prova di leadership domani, o nel 2020. Da parte dell’europea? Sia il Parlamento di Strasburgo che la Commissione europea sono stati rinnovati. Tuttavia, la posizione delle e dei partner europee∙i sull’accordo istituzionale non è cambiata. Stanno aspettando… ancora e ancora!

Quindi fondamentalmente non è cambiato nulla nell’ultimo anno – siamo al punto in cui eravamo dodici mesi fa. Il 2019 ha tuttavia portato un leggero rinnovamento del personale politico, soprattutto nei parlamenti. Quindi cosa possiamo aspettarci nel 2020? L’accordo istituzionale rimarrà in sospeso ancora per qualche mese, durante la campagna per l’iniziativa di limitazione dell’UDC. Il 17 maggio prossimo, il giorno della votazione, le parti in causa dovranno garantire un chiaro risultato a favore della libera circolazione delle persone e della via bilaterale, in modo che la discussione sull’accordo istituzionale possa essere rilanciata il giorno successivo e garantirne la rapida conclusione. Speriamo che le nuove e fresche elette e gli altrettanto freschi e nuovi eletti  portino l’energia e le idee necessarie per un risveglio europeo. Se non vogliamo correre il rischio di aumentare l’isolamento, dobbiamo approfondire – ora! – l’integrazione europea del nostro paese. Noi, Europee.i, dobbiamo ancora rimboccarci le maniche (di qualche camicia elegante, in questi giorni di festa) !

Auguro a tutti voi un Buon Natale e felice anno nuovo. Il prossimo anno spero di continuare il nostro impegno comune per una Svizzera aperta ed europea!

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