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  • 30th January 2020 - 15:25 GMT
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“Il futuro della Svizzera e dell’Unione europea” – Franco Oriti

Oggi la Svizzera è europea senza appartenere all’Unione europea; per motivi di collocazione geografica la Svizzera fa parte per forza della prima e per scelte politiche non desidera, fino ad ora, far parte della seconda.

Ma cosa potrebbe accadere tra breve nel cosiddetto vecchio continente, con ripercussioni immancabili sulla Svizzera? Verranno innalzati muri e barriere doganali per contrastare le migrazioni, il terrorismo internazionale, il traffico di armi e di droga, i cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico e l’UE si disgregherà cancellando oltre 60 anni di storia e pacifica convivenza; oppure proseguiranno lentamente le riforme, cercando forse di creare gli Stati Uniti e Federali d’Europa? In tutto questo, Svizzera e Norvegia resteranno a guardare passivamente eppure avrebbero il dovere anche di intervenire e contribuire per cercare di risolvere le suddette tematiche.

Probabilmente l’approvazione definitiva del Brexit e il suo compimento potrebbero disgregare l’UE. Può essere, invece, che questa UE sia spinta a progredire più velocemente sulla base della sua esperienza maturata in oltre 60 anni di pace, benessere, solidarietà e responsabilità.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale è stato giusto mirare a creare le basi per un lungo periodo di pace in una Europa devastata da due guerre mondiali nel giro di un ventennio. E’ stato pure corretto aver pensato di creare quelle istituzioni che avrebbero fatto progredire il benessere dei suoi cittadini perché’ solo la pace e la prosperità potevano far vivere tranquillamente gli europei e incrementare i servizi, lo sviluppo e l’innovazione ossia il miglioramento della vita dei suoi cittadini. Rimane, però, ancora molto da fare perché’ dopo la caduta del muro di Berlino del 9 novembre 1989 e la disgregazione dell’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) si è pensato a livello Ce, oggi UE, più ad allargarsi, accettando nuovi Stati membri piuttosto che ad “approfondire” prima la propria organizzazione e struttura, riformando trattati, istituzioni, leggi e abolendo il diritto di veto.

Nel 2020 si avvierà la “Conferenza sul futuro dell’Europa” che, si auspica, porti a decisioni che realmente servano per il futuro delle prossime generazioni. A mio avviso, questioni prioritarie da affrontare insieme (Svizzera e Norvegia compresi) sono: i) inquinamento atmosferico e cambiamento climatico; ii) migrazioni, intese sia come immigrazione dall’Africa e Asia che come fuoriuscita dei nostri giovani che emigrano per lavoro verso altri continenti; iii) terrorismo internazionale e traffico di armi e di droghe istituendo una forza comune e unica europea di difesa e di sicurezza apportando tutti i singoli investimenti nazionali in un unico fondo comune e aumentando quindi la possibilità di studiare e sviluppare nuove tecnologie utili per tutti; iv) creazione di libera e leale concorrenza tra i paesi membri dell’UE giungendo all’unione fiscale.

Qualora il cammino sulle riforme dell’UE finisse in un impasse e tutto rimanesse invariato (aumentando tra i cittadini la percezione negativa verso Bruxelles) per l’ostruzione di alcuni paesi membri grazie al diritto di veto, si potrebbe pensare da subito a resettare e riscrivere la storia dell’Europa partendo dai 19 paesi dell’area euro (o almeno tra alcuni di essi) creando una nuova istituzione europea: 1) con un parlamento e un governo europeo, con un solo nuovo Trattato/Costituzione in senso federale per fare in modo che ci siano per tutti i suoi Stati membri pari diritti e doveri, parità di responsabilità e solidarietà e che le decisioni siano sempre prese a maggioranza qualificata o semplice ma validi per tutti senza mai applicare, anzi abolendo, il diritto di veto; 2) con una unica politica estera e di difesa comune per affrontare diplomaticamente, per esempio, la questione iraniana e libica ; 3) con risorse proprie per sancirne la propria indipendenza economica istituendo una tassa europea come la tassa su internet o la tassa sui voli aerei o la tassa sulla plastica o altro; 4) prevedendo chiaramente la possibilità agli altri Stati di aderire in un secondo momento e agli Stati già aderenti di uscirne in qualsiasi momento senza alcun clamore e senza alcun danno per chi esce e per chi, invece, rimane.

L’evoluzione dell’Europa potrebbe essere visto con interesse ed imitata anche in altri Continenti del mondo perché’ in fin dei conti ciò che veramente dovrebbe interessarci (Svizzera e Norvegia compresa) è la civile e pacifica convivenza e benessere dei popoli e la salvaguardia intera del nostro unico pianeta Terra.

Lugano, 29 gennaio 2020

Franco Oriti, dottore in Scienze Politiche Internazionali, membro del Numes Ticino

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