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  • 25th January 2018 - 13:25 UTC
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L’Italia decidera’ il futuro dell’Unione Europea

Il 4 marzo prossimo si terranno in Italia le elezioni politiche per eleggere i membri del Parlamento italiano che decidera’ di conseguenza il  nuovo Governo.

Mai come prima, a mio parere, queste elezioni saranno decisive non solo per l’Italia ma soprattutto per il futuro dell’Unione Europea (UE). Cerchero’ qui di spiegarmi.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una serie di eventi che lasciano presagire che l’attuale UE sara’ destinata o a sbriciolarsi o a riformarsi nonostante abbia conferito pace e benessere per oltre sessant’anni.

In settembre 2017 sono avvenuti, tra gli altri, tre avvenimenti importanti:

  • il discorso di Theresa May a Firenze che ha fatto capire nel cuore del rinascimento europeo che il Regno Unito (UK) uscira’ dall’UE nel 2021 (e non piu’ 2019) sia per complicazioni interne (vedi questione scozzese) che per motivi esterni (vedi equo trattamento reciproco dei cittadini UE residenti in UK, ecc.);
  • le elezioni federali in Germania che hanno confermato come capo di governo Angela Merkel ma allo stesso tempo ha visto sedere per la prima volta al Bundestag una forza di destra populista e xenofoba che rende difficile la costituzione di un nuovo esecutivo tedesco e che solo recentemente pare sara’ a matrice Merkel-Schulz;
  • il discorso alla Sorbona di Parigi del 26 settembre del Presidente francese Macron, intitolato “Iniziativa per l’Europa” che ha parlato della necessità di rifondare l’Europa e che in questi giorni a Roma con il capo dell’esecutivo italiano Gentiloni ha continuato a tracciare.

Ai primi di ottobre 2017 sono avvenuti ulteriori altri tre eventi importanti:

  • il referendum in Catalogna che per la Legge spagnola e per il governo centrale di Madrid fin da subito e’ stato dichiarato non legale e quindi non riconosciuto ma che ha inasprito il malcontento dei cittadini di Barcelona e aumentato la voglia di secessione (culminato nelle elezioni legali del 21 dicembre 2017 dove gli indipendentisti hanno prevalso) ;
  • i fatti terroristici a Marsiglia che rammenta di non abbassare la guardia, di aumentare i controlli e di renderci consapevoli che chiunque in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo potra’ ferire e uccidere;
  • il discorso del Papa a favore dell’accoglimento dei “boat people” che attraversano e muoiono nel mare Mediterraneo.

In novembre 2017 altri fatti importanti come:

  • la marcia dei 60 mila in Polonia del 11 novembre che ha visto sfilare in piazza le forze di estrema destra, xenofobe e antisemite, ineggiando alla supremazia bianca e gridando “Vogliamo Dio”;
  • il 13 novembre si istituisce la PESC (Cooperazione permanente per la sicurezza) tra 23 paesi membri dell’UE (al momento fuori Malta, Portogallo, Danimarca e Irlanda oltre che al Regno Unito) che rafforzera’ la Difesa europea.

Come si puo’ capire attualmente in Europa c’e’ tanta confusione ma il dibattito e’ finalmente avviato.

Quale potrebbe essere quindi la risposta a tutto cio’? A mio parere, occorre a livello europeo istituire e unire principalmente tre pilastri fondamentali per costruire l’Unione Federale Europea (UFE) che sono:

  1. rafforzare la politica estera comune per affrontare e parlare con una sola voce su tutte le tematiche internazionali da parte di un ministro degli esteri europeo che risponde al proprio primo ministro europeo. L’UE ha gia’ un Parlamento Europeo (PE) eletto democraticamente da tutti i cittadini europei ed emana gia’ Leggi (Direttive) vincolanti per tutti gli Stati membri. Occorre ora semplicemente permettere al PE di nominare un potere esecutivo e un primo ministro europeo che risponda periodicamente del proprio operato dinnanzi al solo PE e sottoposto alla fiducia o sfiducia con il voto della maggioranza dei parlamentari europei (l’attuale Commissione e’ una emanazione dei governi degli Stati membri e i commissari rispondono solo ai propri governi nazionali);
  2. difesa comune per combattere il terrorismo internazionale, per controllare il traffico e la vendita di armi e per sorvegliare le frontiere esterne dell UFE. Occorre istituire un corpo di polizia europea sotto la guida ed il controllo di un ministro europeo della difesa nominato dal primo ministro europeo;
  3. ricerca e sviluppo per combattere l’inqiunamento atmosferico, dei mari e della terra e per perseguire uniti verso il miglioramento della vita tramite le innovazioni ma nel rispetto dell’ambiente per meglio contrastare anche la fame nel mondo e aumentarne il benessere di tutti perche’ se 25 anni fa eravamo su questa Terra circa 3 miliardi e mezzo oggi siamo raddoppiati e tra 25 anni si prevede che la popolazione terrestre sara’ di quasi 10 miliardi.

Quanto sopra andrebbe costituita in un’ottica di Stato Federale che non comporterebbe assolutamente la perdita o la cancellazione di poteri nazionali o regionali o locali ma, anzi, permetterebbe a tutti i livelli di affrontare e di decidere su questioni di proprio interesse senza intaccare la sfera decisionale degli altri.

Ora piu’ che mai il futuro dell’UE passera’ anche dall’Italia (dove regna la confusione come altrove e dove oggi un candidato alla presidenza della regione piu’ ricca d’Italia si permette di fare proclami a favore della “razza bianca”) e molto dipendera’dall’esito delle imminenti elezioni.

Se vinceranno i partiti, coalizioni e forze populiste, nazionaliste e sovraniste si andra’ verso una certa direzione e si ritornera’ al passato egoistico e localistico innalzando barriere e confini dove ognuno si curera’ il proprio orticello.

Se prevaleranno, invece, altre forze politiche europeiste e federaliste si dibattera’ sulle riforme dell’UE che potra’ continuare a solcare le vie della pace, della solidarieta’, dell’unita’ nella diversita’ e del conseguimento del benessere comune europeo per un mondo migliore.

Lugano, 23 gennaio 2018                                                                                            Franco Oriti

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