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  • 15th March 2017 - 09:32 GMT
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Per un’Europa a più velocità e aperta

Franco Oriti, membro del Numes.
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Stiamo vivendo l’epoca della globalizzazione che ci permette di vedere e sapere in brevissimo tempo cosa accade a migliaia di chilometri di distanza. Inoltre oggi sulla Terra siamo oltre sette miliardi (trent’anni fa eravamo la metà). Nel 2050 si stima che saremo quasi nove miliardi. Le risorse vitali per sfamare la popolazione mondiale saranno sempre meno, le condizioni climatiche continueranno forse a peggiorare e le situazioni belliche spingeranno interi popoli a muoversi da zone segnate da carestie e guerre alla ricerca di condizioni minime di sopravvivenza.
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Nell’attuale mondo cosiddetto occidentale e sviluppato, i governanti restano a guardare, i pochi benestanti si arricchiscono sempre di più mentre la maggior parte dei governati cerca di proteggere l’attuale proprio benessere conquistato non curandosi dell’aumento continuo di nuovi poveri. Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Russia, Svizzera e USA non trovano un modo efficace per cooperare veramente insieme e affrontarne le urgenze per il bene comune di tutti ma antepongono sempre questioni egoistiche e nazionalistiche prima di tutto. Tra i governati, quindi, aumenta sempre più l’odio per gli stranieri, l’insofferenza per le classi di governo, il disprezzo per i diritti civili e le minoranze etniche e la volontà di chiudere le frontiere.
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Società impaurite, terrorizzate dalle migrazioni, incapaci di governare i processi messi in atto dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica, prese nella morsa della disoccupazione, incattivite dalle scandalose differenze di reddito e di opportunità, non disposte ad accettare l’entrata sulla scena di altri popoli provenienti da altri continenti sono il terreno ideale per esperimenti politici che porteranno inevitabilmente a far precipitare la Svizzera, l’Italia, l’Europa ed il mondo nella catastrofe. Ne è prova il diffondersi in Europa sempre più delle forze anti-europee, localistiche, nazionaliste, populiste e xenofobe.
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L’Europa, e in particolare l’Unione europea (unica istituzione sovranazionale e democratica nel mondo), deve affrontare fin da subito le questioni urgenti di malessere e di malcontento della sua popolazione riformando questa Unione europea che ci ha dato, non dimentichiamolo, oltre sessant’anni di pace e benessere ma che dovrà istituire ulteriori e nuove istituzioni democratiche e federali. Governo dell’eurozona, sviluppo economico, difesa comune e riforma dei trattati dovranno essere affrontati ed inquadrati in un unico coerente progetto di Unione politica federale.
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È necessaria, quindi, un’Europa a più velocità, aperta a tutti, per il benessere delle future generazioni in modo che anche in altri continenti possano vederci di buon occhio e imitarne il percorso per giungere a quella federazione mondiale di cui tutti abbiamo bisogno perché tutti navighiamo sulla stessa barca.
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In vista del Consiglio europeo previsto il prossimo 25 marzo, i federalisti danno appuntamento a tutte le forze favorevoli all’unità dell’Europa per una grande manifestazione a Roma, in occasione del sessantesimo anniversario della firma dei trattati di Roma per rivendicare un’Europa federale, solidale e capace di agire con il popolo europeo, per il popolo europeo, per andare oltre gli attuali trattati e per realizzare il progetto di Ventotene.

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