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  • 10th February 2016 - 07:44 UTC
Cinque domande a...

Sergio Rossi, Professore ordinario di macroeconomia e di economia monetaria all’Università di Friborgo

1) Secondo lei, qual è la soluzione per uscire dalla crisi tra la Svizzera e l’UE?

 

Bisogna partire dalla constatazione che le relazioni tra la Svizzera e l’UE sono importanti per tutti quanti e che il blocco attuale produrrà molti effetti negativi a lungo termine sull’insieme delle parti coinvolte. La tappa seguente è quella di riconoscere che è impossibile, per ogni parte coinvolta, ottenere vantaggi in tutti i dossier aperti, ma che bisogna considerare le questioni aperte nel loro insieme, onde negoziare una soluzione globale che permetterebbe tanto all’UE quanto alla Svizzera di trovare un vantaggio da tutto ciò.

 

2) La “via bilaterale” è ancora quella giusta?

 

In una prospettiva di corto termine, la via bilaterale può essere quella giusta nella misura in cui l’insieme delle parti coinvolte prenda sul serio la necessità di risolvere le questioni aperte considerando l’interesse collettivo della popolazione europea. A lungo termine, tuttavia, questa via dovrà essere abbandonata perché essa comporta dei processi molto complessi, poco efficaci  e troppo lenti in rapporto alla velocità dei cambiamenti del mondo contemporaneo. Per di più, il negoziato nel quadro bilaterale attuale diventa sempre più difficile mentre il numero dei paesi membri dell’UE aumenta.

 

3) In caso di rottura degli accordi bilaterali, quali saranno le conseguenze per l’economia svizzera?

 

La risposta a questa domanda dipende dagli scenari presi in considerazione. Quest’ultimi sono troppo numerosi, allo stato attuale, per vederci chiaro. Una cosa è comunque sicura: a corto termine, l’insieme dell’economia svizzera soffrirebbe di una simile rottura nella misura in cui essa producesse delle enormi difficoltà per molte piccole e medie imprese i cui partner principali si trovano al momento attuale nell’UE. Di conseguenza, vi sarebbe un aumento della disoccupazione in Svizzera e il settore pubblico nazionale, cantonale e comunale sarebbe affetto da crescenti deficit di budget. La coesione sociale e la coesione nazionale ne soffrirebbero molto.

 

4) Si la Svizzera entrasse nell’UE, quale sarebbe la sua reazione?

 

Se la Svizzera entrasse nell’UE tale e quale la conosciamo attualmente, sarei preoccupato per quel che concerne la democrazia e il rispetto delle minoranze nel nostra paese, essendo chiaro che l’UE è ormai molto lontana dal progetto originale dei suoi “padri fondatori”. Non mi farei alcuna illusione per quel che concerne la possibilità per un piccolo paese come la Svizzera di riuscire a influenzare le decisioni in seno all’UE onde contribuire al bene comune. Sarebbe d’altronde impossibile riorientare a medio termine le istituzioni e le scelte politiche dell’UE, visti i rapporti di forza instauratisi tra interessi divergenti all’interno dell’attuale UE.

 

5) A che cosa assomiglierà l’Europa tra 50 anni?

 

Non posso saperlo. Il mio auspicio è che l’UE evolva fino a diventare gli Stati Uniti d’Europa ispirandosi sia al sistema americano sia al federalismo elvetico. Se ciò si avvererà, mi batterei in prima fila affinché la Svizzera ne diventi membro in tutto e per tutto. Temo, in ogni caso, che nell’arco della mia vita non riuscirò a vedere tutto ciò con i miei occhi.

 

 

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