Comunicati di stampa

15.02.2017 – Seminario di Numes: «Analisi del controprogetto a RASA proposto dal Consiglio federale»

Il Nuovo movimento europeo svizzero (Numes) ha organizzato mercoledì 15 febbraio 2017 un seminario sul controprogetto all’iniziativa «Usciamo dal vicolo cieco – RASA» proposto dal Consiglio federale. Tramite tre esposti complementari, Joëlle de Sépibus, professoressa assistente all’Università di Berna, Tobias Naef, cofondatore di foraus – forum di politica straniera – e Martin Naef, consigliere nazionale (PS/ZH) e copresidente di Numes, hanno presentato le loro analisi. Le discussioni che ne sono seguite hanno dimostrato la necessità di un voto di chiarimento sulle relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea (UE) e di un controprogetto all’iniziativa RASA, difficile da far accettare in quanto tale al popolo svizzero.

Le due varianti del controprogetto del Consiglio federale sono state presentate e analizzate dalla professoressa Joëlle de Sépibus. Essa ha rimarcato che nella prima variante non vi è nessun riferimento esplicito alla libera circolazione delle persone (LCP). Per contro, essa ha sottolineato che il testo proposto non fa alcuna differenza tra gli accordi futuri e quelli già esistenti. Inoltre, essa ha notato che l’espressione «dover tener conto» non è chiara: ciò rappresenta un dovere giuridico o solamente morale? Mme de Sépibus ha concluso il suo esposto con le constatazioni seguenti: se la variante n°1 non offre al popolo la possibilità di chiarire la sua posizione sulla LCP, essa permette di ridurre l’insicurezza giuridica grazie all’abrogazione della disposizione transitoria e della clausola che vieta trattati contrari all’articolo 121a. Infine, per quel che riguarda la variante n°2, la professoressa ritiene che essa sia troppo minimalista ma che non causi danni reali.

Tobias Naef ha ricordato all’inizio del suo esposto che numerose votazioni sul tema europeo saranno all’ordine del giorno nei prossimi mesi. Ciascuna di queste campagne impiega molto tempo e denaro ed è necessario concentrarsi sulle più importanti, come ad esempio un’eventuale votazione sull’abrogazione della LCP. Quanto ad essa, RASA rappresenta un primo passo verso un chiarimento ed è perciò necessario avere un controprogetto solido. Per quel che concerne quest’ultimo, il think tank foraus ha fatto una proposta sotto forma di un articolo di concordato. Questo articolo parte dalla constatazione che la LCP è già una forma di gestione dell’immigrazione in sé e che si tratta allora semplicemente di esplicitare questo principio in seno all’articolo 121a, ciò che permette di prendere in considerazione le paure espresse dalla popolazione attraverso il voto del 9 febbraio 2014.

Martin Naef ha iniziato il terzo e ultimo giro d’orizzonte affermando che è essenziale che la discussione sia condotta su due piani: quello giuridico e quello politico. Non bisogna, quindi, lasciarsi influenzare dalle critiche concernenti una sedicente istituzionalizzazione della legge di applicazione del Parlamento andando avanti con il dossier europeo. Martin Naef ha ricordato pure che Numes si è sempre espresso a favore di un chiarimento della situazione e continuerà a farlo, anche dopo l’avvento della legge di applicazione. Ritiene che il Parlamento abbia fatto bene il suo lavoro ma che è sempre necessario cercare di chiarire la volontà popolare sulla LCP. In questo ambito, Numes propone un controprogetto che introduce una riserva sulle relazioni tra la Svizzera e l’UE nell’articolo 121a. In effetti, la priorità per Numes è quella di salvaguardare la LCP, di ottenere un chiarimento costituzionale e di non ancorare il bilateralismo nella Costituzione. Per quel che concerne l’abrogazione della disposizione transitoria, essa non aggiunge niente né a livello politico né a livello giuridico e non permette la vittoria al momento del voto. Infine, Martin Naef si è trovato d’accordo sul fatto che la CEDH sia stata evocata nella variante n°1, visto che l’iniziativa di autodeterminazione dell’UDC che sarà messa in votazione fra breve rappresenta un grave pericolo per questo testo di importanza centrale per la Svizzera.