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Comunicato stampa 06.12.2017 – 25 anni dopo il rifiuto dello SEE: finiamola con il “fai da te” bilaterale!

Il 6 dicembre 1992 le svizzere e gli svizzeri hanno respinto in votazione l’adesione della Confederazione allo Spazio economico europeo (SEE). L’indomani di questa “domenica nera”, la Svizzera si è precipitata a Bruxelles per ottenere in un modo o in un altro l’accesso al grande mercato europeo che essa aveva appena rifiutato. Gli accordi bilaterali conclusi inseguito hanno permesso alla Svizzera di ritrovare la crescita economica. Il “fai da te” bilaterale non è tuttavia più soddisfacente.

Il Nuovo movimento europeo svizzero (Numes) ritiene indispensabile un quadro istituzionale per poter regolare in maniera coerente e semplificata le relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea (UE). Pesante, complessa, incerta e statica, la via bilaterale non permette più alla Svizzera di concludere nuovi accordi di cui essa avrà grande bisogno (per quel che riguarda l’elettricità e i servizi finanziari, ad esempio). Numes auspica anche l’avvio di nuove discussioni a proposito di un’associazione della Svizzera all’UE. La questione della partecipazione della Confederazione all’elaborazione del diritto europeo non può essere posposta in eterno. Non dimentichiamoci che essa è un membro passivo dell’UE, senza nessun diritto di codecisione, nonostante sia fortemente integrata in quest’ultima attraverso più di cento accordi bilaterali.

Numes rimane quindi convinto che la Svizzera difenderà meglio i suoi interessi diventando membro a tutti gli effetti dell’UE. François Cherix, copresidente di Numes, ricorda che “avere sede là dove si prendono le decisioni, partecipare invece di subire, esercitare il diritto di voto europeo, questo è il modo migliore per preservare e rafforzare la sovranità della Svizzera sul continente europeo”. Questa è anche l’unica via per finirla col “fai da te” bilaterale.