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  • 16th July 2018 - 08:55 UTC
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L’Italia può stare senza euro e senza UE? – Franco Oriti

L’ultimo Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno 2018 a Bruxelles ha dimostrato che l’attuale Unione Europea (UE) ha deciso di “non decidere”.

Si è parlato molto di rifugiati, profughi e immigrazione e alla fine si è affermata la via del “ogni Stato membro faccia come meglio crede”; sarà, quindi, l’Italia a soccombere, vista anche la sua collocazione geografica.

Ecco perchè, a mio avviso, mentre l’UE può forse fare a meno dell’Italia, l’Italia ha bisogno dell’UE per molti motivi e, in primis, per la gestione dei rifugiati.

Al contrario invece, durante l’ultimo Consiglio abbiamo assistito al venir meno dei capisaldi che oltre 60 anni fa gli autori del Manifesto di Ventotene prima e i padri fondatori della CEE dopo avevano a cuore : i principi della solidarietà, fratellanza, pace, libertà e responsabilità tra gli Stati europei che avevano vissuto anni di carestie, fame, tragedie e massacri per mano di Hitler e i alleati ; e miravano, invece : a stabilire per le future generazioni una pace duratura tra i suoi popoli e un accrescimento del benessere per i cittadini.

Certo questa UE va riformata, ma quanto costruito fino a oggi non va del tutto demolito. Anzi al contrario, va subito rinnovato e rafforzato.

L’UE deve ancora perseguire la legittimità democratica per sopperire alla mancanza di democrazia. Attualmente solo il Parlamento Europeo (PE) è democraticamente eletto dai suoi cittadini mentre altre istituzioni sono ancora nominate e gestite da chi, in quel dato momento, governa nei  singoli Stati membri. E spesso tutto si blocca perchè vige ancora per diverse tematiche – ahime’ – il diritto di veto.

Servono anche “risorse proprie” per poter adottare politiche di aumento dell’occupazione e per sovvenziare corsi di formazione per i lavoratori che fanno fatica ad adattarsi alle nuove mansioni lavorative di oggi.

Servono politiche economiche europee soprattutto nell’area euro, istituendo anche un sistema bancario europeo, per adattare politiche di crescita, di fiscalità e di trattamento pensionistico e sanitarie omogenei per tutti.

Serve una politica estera comune a una sola voce, anche per affrontare insieme la questione dei dazi che a breve ci potrebbe fare tanto male.

Serve una difesa comune Europea per contrastare il terrorismo (dimenticato in questo periodo) e per rafforzarne la difesa dei confini dell’UE.

Serve una politica europea di ricerca e sviluppo comune per perseguire il livello tecnologico che deve migliorare la vita dei propri cittadini europei.

Last but not least, serve una politica comune di salvaguardia ambientale ed ecologia per contrastare l’innalzamento della temperatura del globo.

Chi entra nell’UE e gode dei suoi benefici e deve pertanto partecipare anche ai doveri sovranazionali nell’ambito della solidarieta’, pace e responsabilita’ e non, invece, “tirarsi fuori” quando più conviene.

Da subito, solo per iniziare e per dimostrare concretamente che vi e’ una inversione di tendenza, occorre un Governo europeo  (o Commissione europea) nominato e controllato democraticamente dal PE e che possa adottare quelle decisioni che sono urgenti a livello continentale e sovranazionale, che i singoli Paesi o regioni non possono affrontare da soli.

Vedremo tra qualche mese se il Regno Unito, che ha goduto di “opting outs a go go” e che e’ rimasto fuori dall’euro, saprà stare senza l’UE.

L’Italia, invece, che ha vissuto un periodo di bassa inflazione e bassa disoccupazione grazie anche all’euro,  potrà e saprà stare senza l’UE. e l’euro?

I prossimi mesi saranno decisivi per l’Europa. Le elezioni del PE di maggio 2019 segneranno un punto storico: o si ritornerà agli Stati-Nazione di 100 anni fa, quando i più forti economicamente e militarmente prevalevano, oppure si andrà – speriamo in modo accelarato – verso la costituzione degli Stati Uniti e Federati d’Europa. Europa che potrà finalmente governare i problemi a seconda che essi siano a livello sovranazionale, nazionale, regionali o locali ed avere più voce nella politica mondiale, impedendo di soccombere alle decisioni adottate da altri (USA, Russia, Cina) e per infine decidere sul proprio destino.

I partiti dovranno organizzarsi a livello sovranazionale ed europeo, gli uni in senso egoistico, nazionalistico e locale fomentando astio, odio e distanza nei confronti dei più deboli; gli altri invece in senso solidale, sovranazionale e federale per una pacifica e civile convivenza, candidandosi per chiedere ad alta voce un’Europa unita e federale. Ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità’ davanti alle future generazioni.

Franco Oriti, Corriere del Ticino, 14 luglio 2018

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